La Danza Orientale
La danza, una delle più antiche belle arti, è stata una delle necessità primarie dell’uomo.
Nell'antichità la danza e la musica erano valorizzate da sacerdozio e tradizioni come il vincolo più diretto al mondo celestiale; anche la nudità era considerata come la più bella essenza dell'arte sacra. Si coniugavano così corpo, musica e danza come i doni più elevati della spiritualità. La danza unita da questi elementi, era già presente nelle più antiche forme religiose. Dall'insegnamento del medico Ani (proveniente dal antico Egitto) ci giunge una antica precisione “La musica, la danza, l’incenso sono i nostri obblighi verso gli dei”.
Raqs Sharqui in lingua araba significa Danza Orientale; Danza del ventre è il nome con quale i francesi identificarono i movimenti di una ballerina algerina che si presentò al “Festival internazionale di Chicago” nell'anno 1888. Va specificato che non appartiene al gruppo di danze folkloristiche arabe. Il folclore rappresenta usi, tradizioni, riti e cultura di un Paese ed è arricchito dalla sua storia, la religione, la ubicazione geografica, il clima ecc. Tutti questi elementi legati tra loro formano un determinato stile, un carattere culturale e artistico.
Inoltre se osserviamo l’importante presenza religiosa che esiste nel Medio Oriente e l’ostracismo nel confronti della donna all’interno di tale società, comprenderemo la ragione per la quale non si potrebbe considerare questa semplicemente come una danza folkloristica, nonostante il fatto che per il suo grande sviluppo e il livello raggiunto individualmente, di fatto lo sia diventata.
E’ difficoltoso poterla definire completamente come danza puramente araba, avendo ricevuto, attraverso il suo continuo sviluppo, influenze e culture distanti e diversi. Anticamente i movimenti di questa danza si trasmettevano di generazione in generazione, le interpretazioni si basavano solo sul potenziale creativo e la capacità di improvvisazione dell'interprete, che si muoveva seguendo i temi musicali popolari. Definire una data esatta della nascita di questa grande arte del movimento è impossibile. La Danza del ventre con le sue svariate forme e molteplici significati, è presente in sculture, bassorilievi e statuette ritrovate in Egitto: ricordiamo la danza funeraria nella tomba di Hormin, in un vaso con la figura di una ballerina e un flautista (anno 430 a.C.) e in una scultura di bronzo trovata in Alessandria che ci mostra una ballerina con il velo (anno 200 a.C.).
A partire degli anni 40 inizia a svilupparsi una tecnica definita e perfezionata sotto l’egida dell’Egitto.Grandi compositori iniziarono così a scrivere i brani musicali esclusivamente dedicati a questa danza: molti di questi sono diventati dei pezzi classici di Raqs Sharqui.
Prendere maggiore coscienza e preparazione al momento di addentrarci in questa espressione millenaria, ricca di significati che non sempre comprendiamo al primo approccio. Perfezionare il suo linguaggio, renderlo ulteriormente universale, più sofisticato, ma più comprensibile, in cui lo spettatore si identifichi maggiormente.
Questa è la sfida, il lavoro e l’impegno di chi ama veramente questa danza. Riscoprendo una volta di più che la Danza del ventre è indiscutibilmente una porta verso l’infinito.
Testo tratto dal libro “La millenaria danza del ventre” di Amir Thaleb